1 agosto 1926: cento anni d'Azzurro

Ci sono club che appartengono alla cronaca sportiva e altri che finiscono per incarnare l'anima stessa di una comunità. La Società Sportiva Calcio Napoli, che spegne oggi le sue prime cento candeline (1926-2026), appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Un secolo di storia nato sulle sponde del Golfo per dare voce, forma e colori al desiderio di affermazione di un'intera città.
L'atto di nascita e la saggezza dell'Asinello
La data spartiacque è il 1° agosto 1926. In un’Italia che riorganizza le proprie strutture sportive, l'industriale Giorgio Ascarelli intuisce che per competere ad alti livelli serve un'unica grande realtà. Nasce così l'Associazione Calcio Napoli, frutto della metamorfosi dell'Internaples. La leggenda narra che l'iniziale stemma - un maestoso cavallo rampante - durò ben poco: a fronte dei primi risultati deludenti, la proverbiale ironia partenopea preferì adottare come simbolo un docile e bistrattato asinello (’o Ciuccio). Quel cavallo caduto divenne il simbolo perfetto dell'umiltà, della resilienza e della capacità di rialzarsi sempre, trasformandosi negli anni nel mascotte più amata del calcio italiano.
I grandi pionieri: le prime icone del San Paolo
Prima che il calcio diventasse l'industria globale di oggi, il Napoli ha costruito la sua identità attraverso volti e storie indimenticabili: Attila Sallustro, il primo vero idolo del Vomero negli anni '30, capace di rifiutare lo stipendio per puro spirito di appartenenza. Hasse Jeppson e Luís Vinicio: Gli anni '50 e '60 segnati da acquisti faraonici che alimentavano l'immaginario collettivo e da un calcio sempre più moderno e coraggioso. Tarcisio Burgnich e Giuseppe Bruscolotti: Gli alfieri della solidità tra gli anni '70 e '80, simboli di dedizione e leadership difensiva.
Il periodo d'oro: la rivoluzione maradoniana
Non si può raccontare il Novecento azzurro senza soffermarsi sulla svolta epocale della metà degli anni '80. Il 5 luglio 1984, con il presidente Corrado Ferlaino, fa il suo ingresso in un San Paolo gremito Diego Armando Maradona. L'impatto del fuoriclasse argentino va ben oltre la lavagna tattica: è un fenomeno sociale che abbatte il complesso d'inferiorità verso i club del Nord. Sotto la sua guida, tra il 1987 e il 1990, arrivano: due Scudetti storici (1987 e 1990), una Coppa Italia (1987), la prestigiosa Coppa UEFA (1989), e una Supercoppa Italiana (1990)
Il Napoli smette di essere una mina vagante e si trasforma in una potenza del calcio europeo.
Dal baratro alla rinascita: la gestione De Laurentiis
Come nelle migliori trame romanzesche, al punto più alto segue la caduta. Gli anni '90 e i primi 2000 ricacciano la squadra nelle secche della Serie B fino al triste epilogo del fallimento nel 2004. Il momento del buio coincide però con l'inizio di una nuova era: Aurelio De Laurentiis rileva il titolo sportivo dalla Serie C, impostando un modello societario basato sulla sostenibilità finanziaria e sulla programmazione scouting. La scalata è travolgente: nel 2007 arriva il ritorno immediato nel massimo campionato. Poi, i cicli di Lavezzi, Cavani e Hamsik; quelli di Higuain, Insigne, Mertens e Callejon, che portano in dote i trionfi in Coppa Italia e le notti magiche di Champions League.
Il terzo tricolore e la dimensione globale
L'apice di questa lunga seconda vita del club si concretizza nella primavera del 2023. La squadra guidata da Luciano Spalletti, trainata dalla potenza di Victor Osimhen e dal talento cristallino di Khvicha Kvaratskhelia, domina il campionato e riporta lo Scudetto sotto l'ombra del Vesuvio a 33 anni di distanza dall'ultimo trionfo di Maradona. Nel frattempo, sotto gli ordini di mister Antonio Conte, è arrivato anche il quarto Scudetto. E oggi, al traguardo dei 100 anni, la Società Sportiva Calcio Napoli guarda avanti: una realtà internazionalizzata, solida e continuamente competitiva, che non ha mai smesso di nutrirsi dell'affetto viscerale dei suoi tifosi in ogni angolo del pianeta.
Lorenzo Villanetti